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Campania, presentata la relazione 2025 del Garante dei detenuti

“Nel 2025, la realtà penitenziaria e dell’esecuzione penale in Campania si conferma segnata da nodi strutturali che richiedono continuità di attenzione: la pressione numerica e le ricadute sul sovraffollamento, la qualità della vita detentiva e delle relazioni familiari, la tutela della salute fisica e mentale, la gestione degli eventi critici e dei decessi, il lavoro e la formazione come strumenti effettivi di reinserimento, la condizione delle persone straniere, il tema delle dipendenze e della presa in carico sanitaria, nonché la tenuta delle reti territoriali chiamate a rendere concrete le misure alternative e i percorsi di messa alla prova. Accanto a tali criticità, emergono anche esperienze positive: progetti che funzionano, protocolli di collaborazione, iniziative culturali e di sensibilizzazione che meritano di essere valorizzati perché indicano direzioni possibili”.

E’ quanto ha affermato il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, che, stamani, nell’Aula del Consiglio Regionale della Campania, ha presentato la Relazione annuale.

Hanno partecipato il Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, il Presidente della Giunta regionale, Roberto Fico, il componente del Collegio del dell’Ufficio del Garante nazionale delle persone private della libertà Personale, Mario Serio.

“L’analisi dei dati evidenzia come il sistema penitenziario campano, inserito nel più ampio contesto nazionale, versi in una condizione di persistente criticità strutturale”, ha detto Ciambriello che ha aggiunto: “il sovraffollamento, con istituti che superano ampiamente la capienza regolamentare, incide negativamente sulla qualità della vita detentiva e sulla concreta attuazione della funzione rieducativa della pena prevista dall’art. 27 della Costituzione. La presenza di un numero significativo di detenuti con pene definitive o residue inferiori ai tre anni dimostra come un più ampio ricorso alle misure alternative potrebbe rappresentare una risposta efficace e immediata alla pressione detentiva. Parallelamente, il dato dei suicidi e degli atti di autolesionismo conferma l’esistenza di un disagio psichico diffuso, aggravato dalla carenza di personale sanitario specializzato e dalla limitata disponibilità di posti nelle Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale. La riduzione del personale di polizia penitenziaria, a fronte dell’aumento della popolazione detenuta, e l’elevato numero di aggressioni e infrazioni disciplinari completano un quadro di forte tensione interna. Anche il settore minorile, pur fondato prevalentemente sull’area penale esterna, registra segnali di crescente complessità e un aumento dei giovani coinvolti nel circuito penale. Nel complesso, i dati impongono una riflessione profonda: senza investimenti strutturali su misure alternative, il superamento di problematiche di salute mentale, tossicodipendenza, immigrazione, nuovi ingressi di figure sociosanitarie, e promozione di politiche sociali territoriali, il carcere rischia di rimanere una risposta emergenziale e non una reale occasione di recupero e reinserimento sociale”.

“Ringrazio il Garante Ciambriello e l’Osservatorio per il lavoro importante che fa su questo tema che è parte integrante della nostra società”, ha sottolineato il Presidente Massimiliano Manfredi che ha aggiunto: “la Relazione evidenzia luci ed ombre dl sistema carcerario campano: ci sono delle tematiche, che riguardano il livello nazionale, come il sovraffollamento delle carceri; e tematiche di competenza regionale sulle quali stiamo già interagendo con il Presidente Roberto Fico; una riguarda la sanità penitenziaria, per trovare un giusto equilibrio tra le gestione delle strutture sanitarie, i permessi per quanto consentito dal Tribunale di Sorveglianza e concedere i giusti servizi ai detenuti; il secondo tema su cui siamo impegnati come Regione, riguarda tutti i progetti di reinserimento di e messa alla prova a livello locale dei detenuti; infine, l’altro fondamentale tema del lavoro che fanno le Università campane, soprattutto l’Università “Federico II”, per garantire i progetti di accompagnamento agli studi dei detenuti finalizzati al loro percorso di istruzione, formazione e reinserimento sociale. Serve un insieme di interventi nazionali e regionali per consentire a chi è in stato di detenzione di vivere in condizioni adeguate, in particolare quando si tratta dei minori”.

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Sulla necessità di un’alleanza interistituzionale per dare un senso al percorso carcerario e al reinserimento sociale delle persone detenute è intervenuto anche il componente del Collegio del dell’Ufficio del Garante nazionale delle persone private della libertà Personale, Mario Serio.

Infine, il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, per il quale “la Relazione ci consegna un quadro serio, complesso, per alcuni aspetti allarmante, ma proprio per questo indispensabile per assumere responsabilmente le decisioni che competono a ciascuno di noi. L’articolo 27 della Costituzione afferma che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Questo principio non è una formula astratta. È un criterio concreto che misura la credibilità delle istituzioni repubblicane. La Relazione del Garante ci dice con chiarezza che il carcere non può essere letto soltanto come luogo di custodia. È, troppo spesso, lo specchio di nodi irrisolti della società: povertà educativa, dipendenze, marginalità, fragilità psichiche, diseguaglianze territoriali. Senza una presa in carico seria e continuativa di queste fragilità, il rischio è che il sistema penale resti schiacciato su una logica emergenziale, incapace di offrire un vero percorso di recupero e reinserimento.

La Regione può e deve fare molto, soprattutto nei campi che le sono propri: sanità, salute mentale, integrazione sociosanitaria, formazione, sostegno ai minori, rapporto con i territori. E’ lì che vogliamo concentrare il nostro impegno, in dialogo con il Garante, con il sistema penitenziario, con la magistratura, con il terzo settore, con il volontariato, con le comunità locali”.